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4 marzo 2013

Mercoledi Veg. Il carnismo e la consuetudine di mangiare carne

Perché mangiamo carne 

C’è un paradosso alla base delle nostre abitudini alimentari. Mentre proviamo sdegno all’idea di mangiare carne di cane, gatto o delfino, nulla ci impedisce di addentare carne di mucca, maiale, pecora o pollo. Perché facciamo questa discriminazione? Anche la mucca e il maiale sono esseri senzienti, che provano quindi emozioni e sentimenti, proprio come il cane, il gatto e il delfino. Eppure, la costrizione innaturale della mucca e del maiale negli allevamenti lager e la loro successiva soppressione a fini alimentari non ci turba, non tanto quanto ci sconvolgerebbe stipare migliaia di cani e gatti all’interno di una struttura al solo scopo di macellarli per poi mangiarli. Perché siamo più sensibili, empatici e paladini nei confronti di una determinata specie e ingiustificatamente indifferenti nei confronti di un’altra? La psicologa americana Melanie Joy risponde sostenendo la teoria del “carnismo”. Con questo termine è definita un’ideologia violenta che giustifica, per consuetudine, l’uccisione di alcuni animali e permette di mangiarne la carne senza troppi rimorsi di coscienza. Il carnismo si fonda sulla “dittatura della consuetudine”, che abitua ad accettare le cose e gli eventi perché “così sono”, punto e basta. Per questo motivo acconsentiamo all’uccisione di “cuccioli” di mucca, maiale, pecora e altri ancora, senza scandalizzarci o muovere un dito, quando invece, più naturalmente, dovremmo essere portati a difenderli. Attraverso il meccanismo della rimozione, sempre per Melanie Joy, neghiamo a noi stessi l’eccidio di miliardi di animali destinati al consumo alimentare. Sarebbe il sistema in cui siamo immersi a promuovere tale meccanismo, offuscando le coscienze fino a persuaderci che mangiare carne, anche più volte durante il giorno, sia salutare, normale e necessario. L’assunto dell’ideologia carnista difatti, secondo cui la carne sarebbe essenziale, ineliminabile dalla nostra alimentazione e quindi necessaria, è dovuto a un condizionamento sociale fondato su una consuetudine consolidatasi nel tempo. E cioè che l’uomo ha la “necessità” di nutrirsi di carne per sopravvivere. Probabilmente, in un tempo lontano, nel passato era così. Ma oggi, con tutte le varietà, le qualità e possibilità alimentari che offre il mercato, l’uomo, che NON è poi un carnivoro, non ha realmente questa “necessità”. Nessuna costrizione fisiologica, infatti, gli impone di mangiare carne. Se decide di farlo è per una scelta, forse, troppo spesso motivata solo dalla consuetudine.

teoria del carnismo

Questo mercoledì suggeriamo un piatto molto saporito, piccante e per questo adatto a chi ha lo stomaco robusto:
La Pasta del Pirata Barbanera (dosi per 4 persone, nessuna difficoltà, 1 ora per la preparazione e 480 calorie per porzione). Servono: 1 cipolla, 4 spicchi di aglio, salvia, rosmarino, 1 peperoncino piccante, vino bianco, olio di oliva, 300 gr di pomodori perini maturi, sale, pepe e 400 gr di spaghetti. Tritate finemente la cipolla con l’aglio e unitevi poi la salvia, il rosmarino e il peperoncino ugualmente tritati. Mettete il tutto a rosolare finché la cipolla è dorata. Unite poi i pomodorini passati al frullatore e proseguite la cottura a fiamma bassa. Cuocete per circa un’ora mescolando spesso e se il sugo si restringe troppo, aggiungete pochissimo vino bianco. Alla fine, regolate di sale e pepe e lasciate da parte la salsa, senza farla raffreddare troppo. Mettete a bollire dell’acqua in una pentola senza salarla eccessivamente. Quando bolle, aggiungete gli spaghetti e cuoceteli a fiamma viva, poi, scolateli al dente in una zuppiera in cui avrete messo qualche cucchiaio di salsa ancora calda. Non gettate l’acqua di cottura, servirà per condire meglio il tutto. Versate il resto della salsa sulla pasta, mescolate e unite un po’ dell’acqua di cottura messa da parte. Rimescolate e servite fumante. Per il vino, va bene un Trebbiano di Romagna.

http://www.leidonnaweb.it/benessere/cucina/item/329-mercoledi-veg-il-carnismo-e-la-consuetudine-di-mangiare-carne.html

18 gennaio 2013

Il bicarbonato

Quando le divinità antiche ebbero pietà della donna, e delle mille faccende di casa che era costretta a compiere, decisero di semplificarle la vita e donarle una magica polvere bianca: il bicarbonato. E magico sembra essere davvero, visti i suoi mille usi e le sue fantastiche proprietà.


Elimina impurità da frutta e verdura

Per rimuovere impurità, cere ed altri eventuali residui, ricordatevi di lavare a fondo frutta e verdura con acqua e bicarbonato prima di consumarle. Per detergere verdure a foglia (lattuga, indivia, spinaci, ecc.) o frutta a buccia delicata (fragole, ciliegie, uva, ecc.), immergetele in una soluzione equivalente a 1 cucchiaio (25g) di bicarbonato per ogni litro d’acqua, e lasciatele a mollo per almeno una decina di minuti. Sciacquate poi con abbondante acqua corrente.
Per lavare verdure non a foglia (pomodori, finocchi, zucchine, ecc.) o frutta con buccia resistente (pesche, albicocche, ecc.), è possibile utilizzare il bicarbonato sotto forma di pasta (l’equivalente di 1 parte di acqua ogni 3 di polvere) da sfregare direttamente sulle superfici con l’aiuto di una
spugnetta o delle mani. Quindi sciacquate sotto acqua corrente.
Questa tecnica è ideale anche come prelavaggio di pentole e padelle.

Elimina gli odori sotto il lavello

Per prevenire gli odori di umidità che si formano sotto il lavello riponetevi circa 250 gr di bicarbonato, in una confezione aperta. Gli odori spariranno, e sarà sufficiente sostituire ogni 3 mesi il bicarbonato per ottenere una cucina libera dai cattivi odori.


Deterge frigorifero e freezer, e ne elimina gli odori

Per detergere e neutralizzare gli odori dalle superfici interne del frigorifero e del freezer è utilizzabile in soluzione: l’equivalente di 2 cucchiai (50 g) in 1 litro d’acqua da passare con una spugna sulle pareti. Risciacquate, quindi asciugate. In alternativa ‚immergete i contenitori in plastica per una mezz’ora in una soluzione di acqua calda e bicarbonato (l’equivalente di 2 cucchiai (50 g) per litro d’acqua) quindi sciacquate.
Per un risultato ancora più duraturo lasciate circa 50-100 gr di bicarbonato in frigorifero, in una confezione aperta, e sostituitelo ogni mese. Eviterete così spiacevoli sorprese maleodoranti.


E’ utilizzato nella cottura dei cibi

Appena 1 cucchiaino (5 g) di bicarbonato aggiunto all’acqua di cottura delle verdure è utile per: mantenerne il colore, ‚ evitare che l’odore sgradevole del cavolfiore si sparga per casa, togliere il sapore amaro da rape e ortaggi, ‚ per rendere tenero il cavolo ed evitare che scuocia. Mezzo cucchiaio (50 g) ogni litro di acqua aiuta invece a mantenere morbido il bollito.


Facilita la lievitazione

Aggiungendo un cucchiaino di bicarbonato ogni 500 gr di farina si ottengono torte particolarmente soffici e delicate. Per frittate alte e morbide è sufficiente la punta di un cucchiaino ogni 3 uova, mentre un pizzico di bicarbonato al momento di montare il purè caldo assicura maggiore leggerezza allo stesso.


Abbatte gli odori di tappeti e moquette

Per ravvivare i colori di tappeti e moquette cospargeteli di bicarbonato e lasciate agire dai 15 minuti alle 24 ore. Eliminate i residui con l'aspirapolvere, o sbattete i tappeti all'esterno.


Evita la puzza di fumo

Coprite con del bicarbonato il fondo dei posacenere di casa. In questo modo eviterete che uno spiacevole odore di fumo, dovuto alla cenere che continua a bruciare, si sparga per la vostra casa annidandosi soprattutto nelle tende.


Contrasta la formazione del calcare

Per contrastare la formazione del calcare, impedendo che, depositandosi sulle pareti della lavatrice o sui tessuti li danneggi, oltre ad utilizzare regolarmente il bicarbonato nel lavaggio (25 g di bicarbonato ad ogni lavaggio), fate una volta al mese un lavaggio a vuoto con ½ tazza (150 g) di bicarbonato.


E’ efficace negli scarichi

Per deodorare e tenere lontani odori persistenti da vasche e lavandini, versate nello scarico ½ tazza (150 g) di bicarbonato. Fateci scorrere dell’acqua calda.


Unico per la cura personale

Per un bagno rilassante aggiungete in acqua calda 1/2 tazza (150 g) di bicarbonato. Per un pediluvio emolliente utilizzate invece meno acqua, ma la stessa quantità di bicarbonato. Ricordate che pediluvi simili sono anche utili per combattere le fastidiose micosi ai piedi, assieme a trattamenti specifici consigliati da un medico o un farmacista.


E' un diserbante

Il bicarbonato può rilevarsi un prezioso alleato nella cura del giardino: cosparso nelle fessure dei sentieri lastricati e del patio, apportando sodio, ostacola la crescita di erba ed erbacce.


Per tutti questi motivi, il bicarbonato a casa non manca mai.
 

Per rosolare meglio la carne


Lo sanno in pochissime, ma uno dei trucchi più pratici per rosolare alla perfezione la carne è quello di.... asciugarla prima!

Quando prepariamo uno spezzatino, delle scaloppine in salsa o ricette simili, in cui cioè la carne va fatta rosolare a fuoco vivo prima di procedere con la cottura vera e propria, è bene infatti passare delicatamente la carne su di un pezzo di stoffa pulito o su della banalissima carta da cucina.

Questo garantisce la completa asciugatura della parte esterna della carne. Durante la cottura quindi i pori si chiuderanno prima, ed i succhi della carne carichi di gusto rimarranno al suo interno.

Ho provato personalmente l'espediente, e devo ammettere che il mio spezzatino è risultato particolarmente gustoso e morbido, con uno sforzo davvero minimo!

Come dimezzare i tempi delle ricette


A volte una ricetta ci sembra incredibilmente lunga e complessa da preparare solo perchè chi l'ha scritta è un cuoco a tempo pieno o una casalinga poco impegnata. Chi è sempre di fretta sa che ogni secondo è vitale, e quello che voglio proporvi è una raccolta di consigli che potrebbero semplificarvi la vita e farvi guadagnare qualche soldino.

Ad esempio... avete notato quante ricette richiedano l'uso del soffritto di carote, sedano e cipolla? E quanto lungo sia prepararlo? Per non parlare della difficoltà di avere sempre in casa questi cibi! Perchè non comprare tutto in una volta, magari con qualche sconto? E perchè non perdere un po' di tempo in più solo una volta per tritare il tutto (magari col mixer!) e schiaffare poi il ricavato in freezer? Avrete una buona dose di trito pronto all'uso sempre disponibile.
Ah, dimenticavo, prima di congelare la vostra creazione lasciatela ben distesa su uno strofinaccio pulito ad asciugare. Se non lo fate vi troverete con un'unico blocco di ghiaccio, anzichè con simpatici pezzettini pronti all'uso!

Passiamo ai sughi. Che il sugo si possa fare in gran quantità e poi surgelare è risaputo. Che si possa preparare del sugo in anticipo per il 90% delle ricette no. E invece vi dico che possiamo farlo!
Il sugo per ricette diverse dalla normale pasta si divide infatti in 3 tipi: al basilico, al prezzemolo, e senza niente. Quello senza niente è inutile da preparare in anticipo, ma se il sugo al basilico e al prezzemolo lo preparate in estate con materie prime fresche (siete ancora in tempo, svelte!) risulterà mille volte più buono del corrispettivo invernale fatto con fogliette surgelate prese al supermercato...
Inoltre, non dovrete perdere chissà quanto tempo a farlo insaporire per bene ad ogni ricetta, visto che avrete fatto tutto con largo anticipo!

Infine, il problema di insaporire gli arrosti. Quante di voi usano i dadi classici? Ammetto che lo faccio pure io, suvvia non siate timide! Ma quante di voi al contempo buttano anche il brodo in cui lessano la carne, perchè gira per settimane tra frigo e piatti rifiutato da tutti? Ecco, questo a casa mia non succede. Perchè?
Semplice, il brodo quando avanza (cosa rara!) lo metto in quell'affare per i cubetti di ghiaccio. Lo congelo e lo lascio lì, salvo poi tuffare un cubetto in ogni arrosto o spezzatino che faccio. Per non parlare dei risotti! Noterete la differenza, senza il minimo sforzo!

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Non buttate il vino vecchio!


Capita che a Natale amici e parenti non proprio vicini ci regalino bottiglie di vino a tutto andare, o che semplicemente una bottiglia resti nel fondo dello scaffale per essere ritrovata mesi dopo. Ebbene, gli esperti di vino vi diranno che è da buttare, che il vino non è buono, che ha preso quel gusto orrendo che lo rende imbevibile.

Ma noi il vino mica lo usiamo solo per bere! E la cucina???? Ebbene, il vino così passato è perfetto per cucinare. Sfruttandolo nei risotti dona un gusto particolarissimo che a mio parere fa molto "ristorante extra chic", usato con la carne puo' essere sostituito al marsala per togliere il gusto di selvatico, negli arrosti con ripieno tendente al dolce è favoloso!

L'unico consiglio che vi do è quello di sfumarlo molto molto bene, e fargli perdere più alcol possibile. Il gusto infatti tende ad essere più persistente di quello di un vino normale, quindi diminuite anche leggermente le dosi.

Ovviamente il tutto vale sia per il bianco che per il rosso, ma solo se non tendono già all'aceto.
 
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Come vedere se l'uovo è fresco


Le uova, si sa, sono delicatissime. Non solo per il rischio che si spacchino, ma per la facilità con cui diventano troppo"vecchie" per le ricette che le richiedono crude.

E come vedere se sono abbastanza fresche? Per chi non lo sapesse, c'è un vecchio trucco della nonna. Immergete l'uovo in una pentola d'acqua fredda: se galleggia è decisamente da scartare. Ovviamente se affonda è perfetto. Se invece pigola, siete arrivate decisamente tardi.

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Olio per friggere


Friggere i cibi non è così facile come appare. I problemi sono, essenzialmente, 3: il tipo d'olio, la temperatura, e la "rifinitura" del piatto.

Partiamo dall'essenziale, l'olio per friggere. Chi vi dice che si frigge solo con l'olio extavergine di oliva non capisce nulla, fidatevi. Perchè con questo olio si friggono solo cibi con un gusto scarso, che quindi accolgono di buon grado il gusto aggiunto dall'olio. Tuttavia, per una carne molto saporita vi consiglio di preferire l'olio di semi. Eviterete in questo modo spiacevoli contrasti in bocca. Al contempo, il pesce ha un gusto talmente delicato che merita di essere protetto. Anche in questo caso quindi preferite l'olio di semi ed il suo gusto delicato.
Capitolo a parte è l'olio "per friggere". Altro non è che un oliaccio piuttosto schifosetto, che francamente vi consiglio di evitare in ogni caso.

C'è poi il problema della temperatura. Quando l'olio è abbastanza caldo da iniziare a friggere? Personalmente, conosco due metodi infallibili. Primo, buttate delle briciole di pane: se friggono, è ora. Secondo, dotatevi di un cucchiaio di legno: se immergendolo nell'olio si formano delle piccole bolle, di nuovo, è ora. Se invece vedete il vostro olio fumare, buttate via tutto e riprovate perchè si è bruciato.

Ultimo ma non meno importante, il tocco finale. Vi prego e vi scongiuro, state attente a come trattate i cibi fritti. Vi consiglio di togliere una prima parte dell'olio depositandoli su uno strato di carta da cucina. Ma non è tutto! Per un effetto perfetto i passaggi nella carta da cucina devono essere due! Sennò vi resta in bocca un sacco di olio!!!! 

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Scegliere la cipolla


La cipolla, o Allium Cepa, è il bulbo di una pianta dell'Asia occidentale. Ancora oggi, in effetti, si possono trovare degli esemplari selvatici sui monti dell'Afghanistan e dell'Iran.

Nella storia è stata apprezzata da numerosissime civiltà, a partire dagli Egizi fino ai Greci ed ai Romani. Oggi è senza dubbio uno dei punti fermi della cucina italiana e non solo, per la sua estrema versatilità ma anche per l'alto contenuti di sali minerali e vitamine che la rendono un alimento difficilmente non integrabile in una qualsivoglia dieta. In pratica, va bene per tutti esclusi i più piccoli!

Di cipolle ne esistono infinite varietà, ma quelle in commercio sono essenzialmente riconducibili a 3 grandi gruppi: cipolle bianche, cipolle dorate e cipolle rosse. Tra queste ultime, inoltre, sono particolarmente note e pregiate le cipolle di Tropea, dalla caratteristica forma ovale.

Come sapete non amo perdermi nei dettagli, perchè credo che una brava donna di casa (o un bravo uomo di casa!) sappia gestire bene ingredienti magari non perfetti, dovendosi scontrare con le disponibilità del frigo. Chi di noi puo' permettersi di tenere 3 tipi di cipolle in frigo? Ad ogni modo, potrebbe essere utile fare un minimo di chiarezza sulle varietà di cipolla esistenti, e sull'uso per cui ognuna di loro è maggiormente indicata. Non si tratta come detto di regole ferree, ma più che altro di consigli per organizzarci meglio al momento dell'acquisto.

La cipolla bianca è particolarmente presente sul nostro territorio. Tra le varietà più caratteristiche possiamo citare quella di Chioggia o di Pompei. Cio' che le accomuna tutte, ad ogni modo, è il sapore deciso e persistente. Per questo motivo è particolarmente adatta ai soffritti, in quanto puo' donare un gusto sufficiente all'intero piatto pur in quantità modeste. E' invece decisamente sconsigliata se da consumare cruda. Questo si, potrebbe rovinarvi il piatto.

La cipolla bionda o dorata ha un sapore invece più delicato, e quindi è particolarmente adatta alle cotture al forno. Tra l'altro è la più versatile delle tre, anche se la meno usata, proprio per il suo gusto non troppo forte ma nemmeno troppo dolce.

Quando si parla di gusti dolci, entra in scena la cipolla rossa. E' la migliore senza ombra di dubbio per il consumo a crudo e per le salse a base appunto di cipolla. Ve la sconsiglio per i soffritti, se volete che a fine cottura i pezzetti si sentano sotto il palato: tende a sciogliersi. In particolare come dicevo c'è da considerare la cipolla di Tropea. Quest'ultima è la regina indiscussa delle insalate, a cui dona anche un piacevole tocco di colore.

Per la loro conservazione, come sempre è consigliabile un luogo fresco ed asciutto. Come per le patate, inoltre, preferite un luogo tendenzialmente buio: eviterete così che tenti di germogliare. Quanto al tempo di conservazione, potete aspettarvi tranquillamente che regga un 3 settimane. Se marcisce prima, cambiate fornitore.

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Scegliere il coltello giusto


Attrezzo principale della cucina, il coltello è spesso una croce per le casalinghe. Perde il filo, non taglia bene, è tropo lungo o troppo corto, rovina i piatti appena preparati e ci porta a vere e proprie crisi isteriche. Per risolvere questi e altri problemi è bene cercare di capire come scegliere i nostri coltelli, ma anche quando e come usarli.

Partiamo dalle cose fondamentale: le forme. I coltelli a lama liscia sono adatti per le carni, i salumi, i formaggi ed i pesci. Più nel dettaglio per il pesce esiste un coltello definito "da salmone", con la lama sottile e dei punti leggermente concavi per facilitare il distaccamento degli alimenti. E' perfetto, oltre che per i pesci di grosse dimensioni, anche per gli amanti del prosciutto crudo o per tagliare orizzontalmente le torte prima della farcitura.
I coltelli per le verdure sono solitamente corti, e con lama leggermente seghettata per una migliore presa sul cibo. Così anche quelli per pelare la frutta.
Infine per il pane ed i prodotti da forno è indicato un coltello abbastanza lungo, con una lama decisamente seghettata.

Vi sono poi tutta una serie di mezzelune, coltellini da grana, coltelli da macellaio e quant'altro, con un'infinità di usi specifici che mi è ben difficile sintetizzare qui. State tranquille però, sono talmente singolari che ben difficilmente vi troverete a doverli usare!

Passiamo ai materiali. Un buon coltello ha innanzi tutto un'impugnatura antiscivolo, per evitare pericolosi errori, compatta e proporzionata alla lunghezza dello stesso. Ma fondamentale è il materiale della lama. I comuni coltelli da cucina sono in acciaio inox, o meglio dovrebbero essere in acciaio inox. Anche quando troviamo questa dicitura infatti abbiamo ben poce certezze: fino ad ora non ho mai trovato un coltello realmente inossidabile infatti, e se notate bene nessuno vi darà mai garanzie sulla cosa. Ah, l'Italia!

Argomento a parte sono i coltelli in ceramica. Ammetto che ne sono innamorata: sono belli, eleganti, affilatissimi e molto pratici. Con lo stesso coltello potete tagliare tutto, tengono il filo per una vita e non riportano gli odori da un cibo all'altro. Si lavano in un attimo e non si ossidano mai. I problemi di questa meraviglia, però, sono due: un coltello in ceramica costa una tombola, e soprattutto va trattato con cura. Puo' sbeccarsi tagliando il pane con troppa crosta, per intenderci, e se cade per terra è un vero e proprio disastro. Fate bene i vostri conti!

Poi, importantissimo è l'uso del coltello. Per tritare rapidamente i cibi, magari le verdure, è bene ad esempio usare la punta come perno ed impugnarlo saldamente. Per sfilettare il pesce il coltello non deve essere assolutamente mosso troppo: la carne del pesce è molto morbida ma spesso poco compatta, quindi cercate di far scorrere il coltello semplicemente vicino alla spina dorsale dell'animale. Per affettare il pane invece la pressione deve essere leggerissima, e si muove il coltello "avanti e indietro" sfruttando la sua lama seghettata.
Ultimo ma non meno importante, il movimento per affettare cibi come le cipolle. La mezza cipolla va afferrata con 4 dita, poste allineate sopra di essa per non farla muovere. L'unghia si conficca quasi nella cipolla, ed il coltello scivola sull'unghia perfettamente verticale prima di tagliare. In questo modo, con il pollice ben arretrato rispetto alle altre dita, la mano si muove decidendo lo spessore della fetta ed il coltello segue. Con un po' di pratica sarete precisissime e molto veloci.

Infine il problema del filo. Che fare se il coltello non taglia? Beh, in giro troverete infiniti attezzini per affilare i coltelli, nel caso non siate capaci di farlo a mano con due lame, ma prima di dare la colpa al venditore di coltelli forse dovreste farvi un esame di coscienza. Avete comprato un coltello di buona qualità? Se siete ricorse al "meno caro di tutti", la colpa un poco è vostra: che pretendete da un coltello cinese da sottomarca? E poi, usate per caso taglieri in plastica? Quelli sono orrendi, oltre a riempirsi di odori assurdi rovinano la lama del coltello in pochissimo tempo. E state attente a cosa tagliate? Se usate un coltello a lama liscia per il pane, è ovvio che non dura!

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L'utilità del soffritto: come non perdere troppo tempo


Ah, esiste cosa più bella di un delizioso soffritto di cipolla, carota, sedano ed un pizzico di aglio? Che sia per un sughetto da pasta, per una carne o per un poco di pesce passando per un risottino, quando ci va ci va. Non metterlo vuole dire far perdere gusto alla ricetta, renderla banale.

Tuttavia, pure farlo ogni volta non è che sia una passeggiata! Chi ha sempre in casa un poco di cipolla, delle carote e soprattutto del sedano??? E quanto tempo di perde per tagliare piccoli piccoli tutti gli ingredienti??? Per non parlare di quanto si dovrebbe sporcare un mixer elettrico!

Vi propongo, nel caso già non lo facciate, un trucchetto pratico pratico per avere sempre a portata di mano un bel soffrittino perfetto. Voi comprate tutto quanto quando magari è in offerta, o in buona quantità dall'ortolano così vi fa uno sconticino... :) Armatevi di mixer elettrico o di tanta buona voglia, e sminuzzate bene il tutto. Io di solito faccio 1 cipolla ogni 2 carote medie ed una gamba di sedano, più mezzo spicchio di aglio... ma insomma, vedete voi!

Sparpagliate il composto una volta tagliato su un canovaccio da cucina pulito, e lasciate che si asciughi bene un paio d'ore. Solo poi mettetelo in un vasetto di vetro, chiudete e lasciate in freezer. Avrete così un soffritto pronto all'uso, da buttare nella padella calda a cucchiaini. E visto che avrete lasciato asciugare bene il soffritto, avrete tanti granellini surgelati e non un unico pacco.

La morale? Risparmierete un sacco di tempo, e preparerete piatti fenomenali!!!

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I vari metodi di cottura


Soprattutto per chi si avvicina per le prime volte alla cucina, potrebbe essere utile sintetizzare brevemente i vari tipi di cottura possibili e sottolinearne pregi e difetti. Se non altro per evitare errori banali o piccole distrazioni, di cui ho una lunga esperienza!!!!

Cottura al vaporeConsiste nel cuocere il cibo grazie al calore umido dell'acqua in ebollizione, evitando il contatto diretto con l'acqua.
Si usa perchè evita o limita l'uso di condimenti, non si perdono le vitamine e i minerali dei cibi grazie alle temperature relativamente basse e il cibo mantiene tutto il sapore e l'aroma.
Fra gli ortaggi, i migliori risultati si ottengono con patate, verdure in foglia, zucchine, fagiolini e asparagi. Fra i pesci, scegli spigole, orate, naselli o crostacei. E' stata a lungo sottovalutata, salvo poi essere diventata quasi "di moda" a seguito della diffusione dei ristoranti cinesi che così cuociono i loro ravioli.
Basta un economico cestello di acciaio inox da mettere in una pentola con un po' d'acqua in modo che non bagni il fondo del cestello. Porta l'acqua ad ebollizione con la pentola coperta e poi versa nel cestello i cibi.
I tempi di cottura indicativi sono: 20 minuti per le patate tagliate a pezzetti e 10-15 minuti per zucchine, spinaci, fagiolini. Per il pesce servono circa 15 minuti.

Cottura con la pentola a pressione
La pentola a pressione è una pentola che, con una speciale valvola, blocca la fuoriuscita di vapore permettendo una cottura accelerata grazie alle alte temperature che si generano all'interno.
Si usa perchè si risparmia molto tempo e il consumo energetico è particolarmente ridotto.
La cottura di questo tipo è ottima per patate e cereali (non danneggia le loro qualità e anzi li rende più digeribili), legumi (distrugge le sostanze nocive che si possono trovare nei semi crudi), spezzatini e bolliti. Viene comunemente utilizzata per ottenere il brodo di carne dai bolliti. Per le verdure non è adatta perché la perdita di vitamine è elevata.
Per una cottura perfetta metti un bel po' d'acqua nella pentola, chiudi e procedi a temperatura alta fino a che si raggiunge la pressione giusta (e come mi insegna mia mamma la pentola va in pressione e "fischia"), poi a fiamma bassa. A cottura ultimata, lascia raffreddare la pentola prima di aprire.
Da quando la pentola va in pressione, 10-15 minuti per le patate intere, 30-40 minuti per i fagioli, 20-25 minuti per il pollo, 40-45 minuti per il riso integrale.

Cottura in forno al cartoccio
Consiste nel cuocere il cibo in forno, avvolto nella carta da forno di alluminio. In alternativa si puo' chiudere una pirofila monoporzione con dell'alluminio, permettendo cottura di cibi più complessi o voluminosi da portare poi direttamente in tavola.
Si usa per sfruttare contemporaneamente sia la salutare cottura al forno, che quella al vapore che si forma all’interno dell’involucro.
E' eccellente per il pesce per il quale si potrà usare meno olio del solito: il pesce si cuocerà anche nel suo stesso grasso utilizzando la sua umidità naturale. Per dare un tocco profumato, potrai scegliere di aggiungere le tue spezie o erbe preferite.
Preriscalda il forno a 180°-200°, avvolgi bene il cibo nella carta eventualmente con erbe aromatiche, cipolla o aglio ed eventualmente poca acqua, ripiega più volte i bordi e metti il cartoccio nel forno. Servi il cartoccio direttamente sul piatto.
I tempi di cottura variano notevolmente: se un filetto di pesce da solo necessita appena di 5-6 minuti, quando il cartoccio è fatto coprendo con l'alluminio una piccola pirofila da forno con un filetto di pesce su letto di patate si arriva a 25-30 minuti. Per ogni ricetta che vi inventate cercate quindi di avere buon occhio e controllare di tanto in tanto.

Brasato o stufato
È la cottura “in umido”: dopo aver rosolato il cibo in olio o burro, lo si cuoce lentamente in una casseruola coperta con brodo o vino.
Si usa perchè a fine cottura l'alimento risulta morbido e saporito.
E' consigliata per molti cibi, tra cui: manzo, vitello, pollo, coniglio, faraona, capriolo, cinghiale, cervo, anguilla, cernia, baccalà, carpa, zucchine, cavoli, fagiolini, porri, finocchi, carote, patate, rape, fagioli, piselli, funghi.
Taglia il cibo in pezzetti e rosolalo in padella con olio extra vergine d’oliva. Nel frattempo scalda il brodo nella casseruola e aggiungi poi la carne. Eventualmente nella casseruola puoi far rosolare sedano, carota e cipolla prima di aggiungere la carne. Copri con coperchio e fai cuocere a fuoco basso aggiungendo un po’ di liquido se il cibo si asciuga troppo.
I tempi indicativi sono: per il manzo 2 ore–2 ore ½, per pollame, vitello e maiale 40-50 minuti.

Grigliata
La cottura avviene attraverso il calore del fuoco. Serve una griglia di metallo, o una pesante piastra in ghisa, su cui appoggiare il cibo e una fonte di calore proveniente da carbonella, legna, gas o elettricità.
Si usa perchè è veloce e il cibo acquista un sapore straordinario: incredibilmente gustoso e stuzzicante soprattutto se si preferisce la legna e più in particolare quello aromatico e profumato.
E' consigliata per manzo (specialmente filetto, costata e lombata), maiale (in particolare braciole e costine), pesci a tranci e crostacei, melanzane, zucchine, peperoni, pomodori e cipolle.
Fai scaldare il metallo della griglia per qualche minuto e ungi il cibo con un po' d'olio prima di cominciare la cottura: in questo modo eviterai che si attacchi. Sala a fine cottura e mantieni la carne preferibilmente ben unta.
I tempi di cottura dipendono moltissimo dallo spessore del cibo e dai gusti personali: c'è chi ama la carne al sangue e chi ben cotta. In generale il pesce ha tempi di cottura più brevi.

Bollitura in acqua
Consiste nel cuocere il cibo immergendolo nell’acqua ancora fredda o quando già bolle.
Consente di evitare l'aggiunta di condimento, anzi spesso ha un effetto sgrassante sui cibi, ma comporta una sensibile perdita di sali minerali, in parte recuperabili dal liquido di cottura. Il suo peggior difetto è quello di restituire cibi poco gustosi e piacevoli, da arricchire quindi in un secondo momento.
E' consigliata per paste, risi, minestre, carne di manzo, vitello, gallina, quasi ogni tipo di ortaggio, spigola, nasello, muggine e trota.
Fai cuocere pasta, riso e carne in acqua salata bollente e molto abbondante. Per la verdura, segui il “consiglio della nonna”: sotto terra acqua fredda, fuori terra acqua calda. Cioè: tuberi, radici e bulbi vanno immersi quando l’acqua salata è ancora fredda, mentre le verdure che crescono fuori terra vanno immerse in acqua salata già bollente.
La cottura varia dai 10 ai 30 minuti per le verdure. Per un pesce di medie dimensioni circa 20 minuti. Per la carne, dalle 2 alle 3 ore.

Cottura a bagnomaria
Il calore viene trasmesso al cibo grazie al contatto con l'acqua bollente e non direttamente dai fornelli.
Si usa perchè consente un controllo molto accurato della massima temperatura raggiunta dal fondo della padella.
E' riccamente utilizzata. Sul fornello, si possono cuocere salsa bernese, olandese, zabaione, crema inglese. Nel forno: crème caramel, panna cotta. È inoltre indicata per sciogliere il cioccolato, il burro o per preparare in forno delicati sformati.
Metti il recipiente con l'alimento da cuocere dentro ad un recipiente con l'acqua a una temperatura prefissata (da 80 a 95°). A seconda del tipo di preparazione, la cottura è fatta sul fornello se si deve mescolare frequentemente, al forno se non si deve mescolare.
Generalmente si capisce se il cibo è pronto quando, a seconda dei casi, diventa liquido (es. burro, cioccolato) o si rapprende (es. zabaione).

Frittura
Si intende il cuocere gli alimenti in grassi animali o vegetali ad elevate temperature (160-180°).
Il risultato è squisito: morbido all'interno e dorato e croccante all'esterno. Bisogna tenere conto però, che l'apporto calorico è elevato e il cibo non è facilmente digeribile.
E' consigliata quasi per tutto: pesci, molluschi, crostacei, manzo, vitello, pollo, patate, molte verdure, dolci.
È possibile friggere al naturale, con un'infarinatura, un'impanatura (prima di friggerlo, passa l'alimento nell'uovo sbattuto leggermente salato e poi nel pangrattato) o con la pastella (fatta secondo le varie ricette e le necessità. Per un'idea di pastella clicca qui o qui). Puoi usare l'olio extravergine di oliva, di arachidi, burro o strutto. L'olio deve essere sempre molto abbondante. Un accorgimento: non mettere i cibi troppo vicini tra loro se no si attaccano.
La cottura va da pochi a 10 minuti.

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Guida all'uso dei bicchieri


Credo che una delle cose più difficili, per chi non ha abbastanza esperienza, sia scegliere il giusto bicchiere in ogni occasione. Creo appositamente questa piccola guida sulla base di quanto ho imparato lavorando come barista, per far si che nessuna di noi abbia da sfigurare quando si trova a servire un cocktail, del vino o una bevanda qualsiasi.

Preciso che non esiste nessuna regola chiara e scritta, ma più che altro un insieme di usi e di ricercatezze estetiche che potrebbero sfuggire ad un occhio non allenato. Ovviamente, se trovate qualcosa che non vi torna, non esitate a correggermi! Non sono un Dio in terra, e neanche aspiro ad esserlo!!!! :)

Come prima cosa, il vino. Sui bicchieri da vino esistono una infinità di testi e trattati, ma io mi limito a darvi le dritte di base per evitare errori madornali. Dubito che qualcuno di noi possa trovarsi a servire un sommelier, o debba tramite questa "guida" diventarlo, quindi semplifico molto.

Il vino bianco tende a meritare un bicchiere più allungato rispetto a quello rosso, con una pancia bassa che via via si restringe. Pare che questa forma particolare favorisca il contatto del vino con la punta della lingua, che ne valuta l'acidità.
Il vino rosso, invece, è di norma servito in calici rotondeggianti. Questi possono essere anche molto grandi ed importanti, perfetti per permettere al vino di ossigenarsi al meglio. Francamente adoro questi bicchieri in quanto sono particolarmente scenici, fanno insomma un figurone a tavola!!!


Per gli spumanti, come è noto va utilizzato il flûte. Come dice il nome stesso (è il termine francese per flauto), ha una forma molto allungata e particolarmente elegante. Mi raccomando, evitate scrupolosamente di servirvene per un vino non adeguato, è uno degli errori più banali e di cattivo gusto che possiate fare! Viceversa, non versate uno spumante in altri vini. Rivinereste, anche visivamente, il tutto.


Passiamo poi ai bicchieri da liquore. I liquori aromatici e raffinati come le grappe o lo sherry si servono in bicchieri dallo stelo molto alto, e sagomati in modo da avere una particolare rotondità che si chiude circa a metà per poi riaprirsi. Come vedete in foto, insomma. Anche qui le distinzioni per gli intenditori non mancano. Vi sono infatti bicchieri da grappa tendenzialmente più dritti, da sherry e distillati un po' più morbidi e poi con una pancia ben evidente per altri liquori aromatici. Quello che vedete in foto a sinistra è un po' un punto di incontro tra le varie forme, perchè mi capiate senza dover diventare matti.


Ovviamente si sottraggono a questi bicchieri le grappette aromatizzate di bassa qualità che sono vendute nei bar soprattutto ai più giovani. Sono in questo caso utilizzati i bicchierini bassi e semplici che, all'occasione, contengono anche vodka. Mi sembrano bicchierini particolarmente simpatici ed al contempo eleganti che a casa mia non mancano. Sono infatti spesso decorati in vario modo, e donano un tocco di colore tanto alle vetrinette in cui sono esposti quanto alle tavole dove vengono serviti.

Il bicchiere che più di tutti detestavo a lavoro è quello da cognac. Sottilissimo, difficile da maneggiare, ne avrò rotti una caterba! Tuttavia la sua soddisfazione la da, quando permette di roteare il liquore tenendolo tra il medio e l'anulare con il palmo della mano verso l'alto. Ad ogni modo, come vedete, è basso e panciuto. Mi raccomando, si usa solo per il cognac.


Altro bicchiere da liquore ma che ci permette di introdurre quelli da cocktail è il bicchiere da martini. Alto ed elegante, salvo poi aprirsi seccamente, è uno dei bicchieri più reinterpretati ed arricchito di forme sinuose e particolarmente sceniche. Usatelo senza paura per tutto cio' che è di norma bevuto in dosi modeste, sapendo magari aggiungere qualche decoro sul bordo per ingentilirlo. Vedrete che ammirazione i vostri ospiti!!!!


Passiamo poi al margarita, cocktail che impone un bordino di sale sul bicchiere. E proprio per lui il bicchiere assume questa forma molto molto tipica. Non osate servirvene per altro, non lo merita proprio questo piccolo capolavoro! Per quanto riguarda il bordino, ricordatevi che si forma bagnando il bicchiere con del succo di limone e poi passandolo nel sale. Ovviamente evitate poi che resti in un luogo umido, così come evitate di creare il decoro con dell'acqua.


Salvo questo i cocktail non richiedono bicchieri particolari. Due sono però le accortezze principale. I cocktail con tanto ghiaccio vanno serviti in un old fashion, un bicchiere senza stelo dalle forme piuttosto precise e poso elaborate. Nel suo che, è innegabilmente elegante. Ovviamente è poco capiente, cercatene una versione più grande o con un'apertura leggermente più a V per maggiori quantità.


Un esempio del caso è il bicchiere che vedete a sinistra con un mojito, come viene tipicamente servito nei bar e nelle discoteche. Questo bicchiere si trova solitamente trasparente e senza troppi decori, proprio per l'uso che ne viene normalmente fatto nei locali pubblici. Potete però renderlo più interessante sfuttando il vostro bon gusto con decori alla frutta (tagliata per farla stare sul bordo o infilzata in uno spiedino appoggiato sulla sommità del bicchiere) o richiamando gli ingredienti della bevanda come nel caso della menta per il mojito. Ovviamente è molto adatto per i cocktail che hanno ghiaccio intero (sostinuendo quindi l'old fashion quando questo è troppo poco capiente), sia quando si impone il ghiaccio tritato.


Infine, i bicchieri da birra. La birra bianca richiede un bicchiere alto e stretto più del primo da sinistra che vedete nella foto. Il primo ed il terzo bicchiere sono quelli perfetti per le birre chiare, l'ultimo è quello tipicamente tedesco e molto tipico. Per le birre scure è perfetto il secondo bicchiere da sinistra, mentre il penultimo è riservato alla Guinness irlandese. Cio' che accomuna tutti questi bicchieri è la necessità di essere raffreddati con acqua prima dell'uso. Questo perchè si forma meno schiuma versando la birra, salvo che non si preferisca una birra a caduta. In questo caso il bicchiere si tiene appoggiato al piano e la birra è versata dall'alto, attendendo che la schiuma si riduca da sola, mentre di norma il bicchiere si inclina vicino alla spina o alla bottiglia per servire più velocemente.

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Frutta brinata


La frutta brinata è una decorazione particolarmente elegante e delicata, facilissima da fare e di grandissimo effetto. Puo' essere delicatamente adagiata sul bordo di un piatto da portata, pendere elegantemente da un'alzatina per torte o essere disposta su dei piattini raffinati come segnaposto nelle cene più particolari.

Vi consiglio di realizzarla con fragole ciliege, uva, ribes, mirtillo, more e lamponi a seconda della stagione. Ad esperienza personale, nulla batte un bel ramettino di ribes rosso perfettamente brinato che si appoggia sul bordo di una torta sofficie alla crema. Eviterei il resto della frutta, se fossi in voi.

Se vi state chiedendo quanti e quali ingredienti vi serviranno, tranquillizzatevi. Oltre alla frutta basta un albume di uovo e dello zucchero. Con un pennellino ungete leggermente la superficie della frutta con l'albume (assolutamente non montato). Se utilizzate della frutta in grappolo assicuratevi di ungere anche questo, il risultato sarà ancora migliore!!

Immergete quindi la frutta nello zucchero, e sempre con delicatezza disponetela poi su un piano foderato di carta forno. Lasciate riposare, magari al freddo, fino al momento della decorazione.

Ovviamente in questo modo la frutta non potrà essere mangiata. Potete in sostituzione dell'albume d'uovo utilizzare il succo di limone, ma il risultato sarà più "fragile". Il vantaggio, va da se, è che così diventa tranquillamente commestibile.

Qualche consiglio in più? Alternate in una composizione frutta brinata e non, o frutta brinata e foglie autunnali. Ancora, per ottenere un effetto migliore, spolverizzate tutto attorno con dello zucchero a velo. Avrete l'effetto di una nevicata recente.

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I pericoli del pesce crudo


Un`irresistibile tentazione. Bocconcini di tonno, di sgombro, di salmone, rigorosamente crudi. Dilaga la sushimania: appetizer orientali (ma guai a chiamarlì così in presenza di giapponesi) sempre più comuni anche negli happy hour nostrani.

Gli italiani sono grandi (ma non grandissimi) consumatori di pesce: ne mangiano più di 21 chili pro-capite all`anno. Anche se i giapponesi, con i loro 70 chili sono lontani anni luce, l`Italia è pur sempre il 5° importatore europeo. Dal sashimi ai boquerones en vinagre, variante iberica delle nostre alici marinate, passando per i carpacci di tonno e pesce spada: un unico comun denominatore, vitamine, minerali, omega-3 e sapore restano intatti.

Ecco cosa bisogna sapere prima di acquistare, mangiare o preparare pesce crudo.

Anisakis - Il rischio di parassiti, anche se marginale, c`è. "L`Anisakis è una famiglia di parassiti che può infestare con le sue larve numerose specie ittiche, come sardine, aringhe, acciughe, sgombri, totani e calamari", spiega a Salute24 Giuseppe Arcangeli, del Laboratorio igiene prodotti della pesca dell`Istituto zooprofilattico sperimentale delle venezie. Simili a vermicelli filiformi, visibili anche a occhio nudo, lattiginosi e lunghi pochi millimetri. "Una volta ingerita, la larva spesso muore e non dà sintomi - continua l`esperto - in altri casi può provocare nausea, vomito, dolori addominali e febbre". I rischi, quando le larve sono tante, può aumentare, fino a dar luogo, in casi estremi, alla perforazione della parete gastrica.

Casi eccezionali. Parassiti e batteri, infatti, non sopportano il caldo e il freddo. Esiste una normativa europea (CE 853/2004) che obbliga i produttori e i negozianti a congelare tutto il pesce commercializzato (quindi anche il crudo) a -20 gradi per almeno 24 ore. Il trattamento del freddo vale anche per i prodotti che subiscono un`affumicatura "light", come aringhe, salmone e sgombri. Sicuri al 100%? Nel dubbio meglio saperne di più.

Sushi bar & co. - Un`inchiesta condotta l`anno scorso da Altroconsumo su 19 ristoranti giapponesi a Milano e Roma ha rivelato che solo in due casi nigiruzuchi e sashimi passavano l`esame-igiene. "Dei 19 piatti acquistati, solo in 3 casi il laboratorio ha accertato l’avvenuto congelamento del pesce previsto per legge - spiega Elisabetta Bianchi, tecnologa alimentare dell`associazione dei consumatori Altroconsumo -, oltre al fatto che in molti nigiri abbiamo riscontrato la presenza di un eccesso di riso rispetto al pesce utilizzato". Poca igiene, tracce di mercurio e pesce non freschissimo.

Crudità da asporto - Anche la passione per i frutti di mare può essere messa al sicuro. Ostriche, cozze, capesante e vongole devono per legge essere vivi e vitali al momento dell’acquisto. Come riconoscerli? "Le conchiglie devono presentarsi ben chiuse - ricorda l`esperta -, quelle aperte devono mostrare piccole contrazioni, ad esempio a seguito della stimolazione con una forchetta". E` bene acquistare i molluschi in confezioni chiuse e verificare la data di confezionamento, che per legge deve sempre essere riportata sull’etichetta della confezione. La conservazione deve avvenire a temperature di refrigerazione. "Inoltre, l’odore deve corrispondere a un gradevole profumo di mare - aggiunge Bianchi -, se sul fondo della confezione è presente del liquido deve essere limpido; non sono da acquistare mai molluschi sporchi di fango, di sabbia, di alghe o che siano immersi in acqua al momento dell’acquisto".

A casa - Tornati a casa con un cartoccio di alici o aringhe ci prepariamo a gustarli "nature", limone, poco sale, olio. "Attenzione, però, - dice Bianchi - perché la marinatura non fa piazza pulita dei parassiti, Anisakis compreso: aceto e succo di limone non devitalizzano le larve". Bisogna dire addio a queste delizie? "Tutt`altro, se la normativa viene rispettata non ci sono problemi - continua Bianchi - ma se vogliamo essere più tranquilli e non vogliamo rinunciare al nostro piatto possiamo congelare il pesce per un giorno nel frigo di casa". Anche se la cella-freezer di casa non raggiunge i 20 gradi sottozero, il metodo casalingo è il più efficace. Infatti, per neutralizzare tutti i pericoli, "la cottura andrebbe fatta ad almeno 60-70 gradi, per 10 minuti".

"In casa, facciamo attenzione agli strumenti che utilizziamo per pulire, lavare e sfilettare il pesce - ricorda Bianchi - pulendo sempre coltelli e recipienti dopo ogni operazione per evitare contaminazioni con altri cibi, come insalate o ortaggi".

Nel banco frigo, occhio all`etichetta, che deve riportare lo stato di conservazione. Dal pescivendolo "riconoscere il pesce fresco richiede attenzione ad alcune `caratteristiche` - spiega l`esperta -. L`occhio del pesce deve essere convesso, all`infuori, non piatto e infossato; le squame e la pelle devono essere brillanti e mai coperte da muco; se è possibile toccare il pesce, è bene dare uno sguardo alle branchie che devono essere di colore rosso vivo, senza presenza di muco, indice di un pesce non proprio fresco; infine l`odore - conclude Bianchi - che è sempre il primo segnale di una conservazione ottimale".

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Consiglio per uno spezzatino morbido


In Internet ci sono migliaia di casalinghe che chiedono come ottenere uno spezzatino tenero tenero, ed almeno altrettante persone che non hanno MAI cucinato uno spezzatino di manzo che sparano cazzate. Scusate il termine, ma proprio cazzate sono i vari: "non cuocere troppo la carne", "fai una marinatura di 12 ore con il vino rosso", "non salare" e via discorrendo.

Così, mossa dalla pietà per tutti coloro che si mangiano lo spezzatino stile cemento armato, scrivo questa nota. Si veda che non metto una ricetta dello spezzatino tra le mie ricette dei secondi, perchè lo spezzatino esattamente veloce non è.

Comunque sia, veniamo al consiglio di base: LA CARNE DEVE CUOCERE A LUNGO! Tutto qui, solo una cottura più lunga. Quando tirate fuori dalla pentola quei bocconcini duri e fastidiosi, sappiatelo: con un'altra mezz'ora sarebbero diventati dei morbidissimi assaggi di ambrosia.

Lo spezzatino, infatti, non è cotto quando è cotta la carne ma è cotto quando è morbida la carne. Scusate il gioco di parole. Il mio ultimo spezzatino, per inciso, è stato in cottura lenta per 3 ore ed era favoloso, poi si è beccato altri 45 minuti di fuoco per riscaldarlo la sera successiva e semplicemente si scioglieva in bocca.

Ma chissà con che carne farà mai lo spezzatino lei, penserete. Polpa di bovino adulto, un banalissimo pezzo di muscolo di bovino adulto.

Se ancora non siete convinte, vi spiego più nei dettagli come procedo. Allora, tolgo la carta dalla confenzione (o la scongelo, se era in freezer) e la taglio a pezzetti. Se trovo qualche filamento duro, durante il taglio, lo tolgo. Non è che stia lì a scrutare troppo la carne però, non serve essere precisissimi!

I pezzi li taglio circa la metà di quelli che si trovano già pronti al supermercato, così cuoce prima e meglio. Poi in una pentola preparo la base (di solito un soffritto di cipolla e carote), e quando questa è pronta butto la carne. Se ho fatto bene il mio lavoro, la pentola è bollente e la carne in pochissimo tempo si rosola fuori.

Solo quando ha i pori ben chiusi sfumo con del vino rosso, ed appena anche questo è evaporato inizio la cottura vera e propria: fuoco basso, coperchio aperto di poco, brodo aggiunto quando serve. E vado avanti così, immutabile, con una mescolata ogni 10 minuti, fino a che la carne non è morbida.

Volendo, verso la fine, aggiungo delle patate. Magari passate prima in microonde alla massima potenza per 5 minuti, così sono già mezze cotte.

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Come addensare salse e sughi


Buongiorno care casalinghe, buongiorno cari casalinghi. Scrivo questo post per risolvere un problemino sempre presente in cucina: quello di addensare la salsa o il sugo del momento. A chi di voi non è mai capitato di voler servire la carne con una salsetta spessa e cremosa, ma di avere in pentola solo un liquido poco invitante? Chi non ha mai voluto realizzare un sughetto invitante, trovandosi però ad aver a che fare con degli ingredienti poco legati? Ecco, per questi ed altri piccoli drammi culinari cercherò di sintetizzare cosa è bene fare e cosa... no!


Maizena (amido di mais) - fecola di patate

Beh, parlo di entrambe le cose assieme perchè il ris
ultato è identico. Maizena e fecola di patate sono ottime per addensare una minestra, sciolte prima in acqua per evitare grumetti, ma stop. Se vi trovate davanti ad un composto omogeneo ma liquido potete infatti pensare di usarli, ma se il composto è slegato (esempio, avete saltato zucchine e cipolla nell'olio per un sugo della pasta, ed invece di un sugo invitante vi trovate di fronte a qualche pezzetto di verdura che naviga nell'olio) evitate! Formerete infatti un composto tendenzialmente gelatinoso, abbastanza disgustoso, impresentabile sotto ogni punto di vista.


Farina


Splendida per i sughi di carne. La setacciate, la aggiungete (o vi rotolate i pezzetti di carne prima della cottura) e il gioco è fatto! E' l'ingrediente fondamentale ad esempio per la scaloppina al vino bianco (che trovate nel mio ricettario).



Burro


Goloso, golosissimo, ma poco addensante e decisamente molto calorico. Per non contare che il gusto cambia abbastanza, e se state facendo qualcosa di molto saporito il tocco dolce del burro non aiuta.


Panna


Come sopra. Tra l'altro diciamocelo, userete un intero vasetto di panna solo se cucinate per 50 persone. E, a meno che non sia il vostro caso, che ve ne fate del resto della panna? La lasciate marcire in frigo? E' poco pratico!


Latte

Lo adoro. Se avete letto le mie ricette, avrete notato che con i primi lo uso spesso. Prendete l'esempio del sugo con olio, zucchine e cipolle di prima. Ci aggiungete un goccio di latte, lasciate restringere senza mai far bollire, e ottenete una cremina fantastica. Provare per credere!
Colla di pesce
Ho scoperto su qualche blog di cucina che c'è chi ne usa un pezzetto in sughi e salse. Francamente, preferivo non scoprirlo. Ma come si fa? Usatela per aspic, per carne in gelatina, per le gelatine alla frutta... e vi prego fermatevi lì.


Acqua di cottura della pasta


Molto interessante. Evaporando lega bene gli ingredienti, grazie all'apporto di amido, ma senza creare la consistenza gelatinosa della maizena. Attenzione però al sale, ne apporta parecchio. E non aspettatevi miracoli, lega giusto quanto basta a dare un ultimo ritocco ad un sugo o ad una salsa già buona.


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